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Visita dermatologica allergologica

Come si svolge la visita dermatologica allergologica?

Nella prima fase della visita il dermatologo raccoglierà l’anamnesi familiare e personale, ossia chiederà al paziente tutte le informazioni relative alle allergie e intolleranze sia familiari che personali, oltre che
informazioni sullo stile di vita (alimentazione, attività lavorativa, abitudine al fumo) e sulla patologia attuale (modalità e tempo di insorgenza, sintomi).

Nella seconda fase della visita il dermatologo procederà all’esame obiettivo, ovvero esaminerà con cura la pelle del paziente e, se necessario, eseguirà dei test allerologici quali il prick test ed il patch
test
, utili per ricercare le cause dell’allergia cutanea sospettata. Solo dopo aver ottenuto i risultati dei test allergologici, il dermatologo potrà prescrivere una terapia specifica e potrà fornire tutte le indicazioni
di prevenzione nei confronti dell’allergene responsabile delle manifestazioni allergiche.

 

Quali sono le principali malattie allergiche diagnosticate nello Studio Dermatologico del dott. Rivetti?

Le malattie dermatologiche allergologiche di più comune osservazione sono

  • Dermatite allergica da contatto. In particolare l’allergia al nichel è di assai frequente osservazione.
  • Dermatite atopica in pazienti allergici ad acari della polvere, graminacee, parietaria, ambrosia, e altre piante e pollini.
  • Orticaria

Se ho una dermatite da contatto da nichel devo stare attento anche a quello che mangio?

Assolutamente sì. Il nichel è un metallo presente in misura variabile anche negli alimenti, per questo motivo è importante prestare attenzione a quello che mangiamo.

Lo studio dermatologico del dott. Rivetti collabora con diversi dietologi e nutrizionisti e con la food specialist Tiziana Colombo, per prendersi cura a 360 gradi dei pazienti che non tollerano il
nichel.

Per maggior informazioni www.nonnapaperina.it

 

 

Quali precauzioni sono necessarie prima di eseguire una visita dermatologica allergologici?

L’esecuzione dei prick test dev’essere rimandata in caso di:

  • dermatite o orticaria in fase attiva
  • utilizzo di cortisonici, immunosoppressori ed antistaminici per via sistemica (orale o iniettiva) nelle precedenti 2 settimane; utilizzo di cortisonici, immunosoppressori ed antistaminici topici nei precedenti 7 giorni
  • gravidanza (essendo un test provocativo non dovrebbe essere eseguito in gravidanza)

 

L’esecuzione dei patch test dev’essere rimandata in caso di:

  • dermatite in fase attiva
  • utilizzo di cortisonici, immunosoppressori ed antistaminici di nuova generazione per via sistemica (orale o iniettiva) o topica nelle precedenti 2 settimane
  • gravidanza (essendo un test provocativo non dovrebbe essere eseguito in gravidanza)

In caso di presenza di folta peluria sarà necessaria la rasatura preventiva nella zona in cui verrà applicato il test.

 

Patch Test

PATCH TEST

 

Che cos’è il patch test?

Il patch test è un test allergologico utilizzato per determinare se una sostanza specifica provoca infiammazione cutanea su base allergica. Il patch test è indicato in presenza di sospetta dermatite allergica da contatto (DAC) e, in questi casi, aiuta a identificare quali sostanze possono essere la causa della reazione allergica.

 

In cosa consiste il patch test?

Per effettuare il patch test si utilizzano pannelli composti da varie sostanze, dette apteni, potenzialmente responsabili delle dermatiti da contatto. Il pannello più comunemente utilizzato in Italia è quello consigliato dalla Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale (pannello SIDAPA). Fanno parte del pannello molte sostanze comunemente incontrate nella vita di tutti i giorni, quali metalli (nichel, cobalto, potassio bicromato), coloranti (para-fenilen-diammina, disperso blu, disperso rosso), sostanze presenti nei manufatti in gomma (tiuram), nei cosmetici (parabeni) o profumi (profumi mix, balsamo del Perù), conservanti (kathon) e farmaci (neomicina, benzocaina). Tutti gli apteni sono disposti in singole cellette di materiale anallergico, fissate su un cerotto (il patch, appunto) che deve essere posizionato sulla cute della parte superiore del dorso. Il cerotto deve essere mantenuto sul dorso, facendo ben attenzione a non farlo staccare per 48-72 ore. È un test assolutamente sicuro ed indolore. Il dermatologo, trascorso il periodo di tempo prefissato, provvede a rimuovere il patch test ed a documentare la presenza di eventuali lesioni eczematose in corrispondenza di uno o più degli apteni testati, quantificando eritema, edema e vescicolazione e assegnando un + o 4 + a seconda dell’entità. Al termine della lettura, viene consegnato al paziente il referto con il risultato del patch test e le eventuali prescrizioni terapeutiche.

 

Quali precauzioni sono necessarie prima di eseguire il patch test?

È necessario tenere presente che terapie cortisoniche ed immunosoppressive sistemiche (per via orale o iniettiva) o topiche a dosaggi medio/alti e/o per periodi prolungati potrebbero alterare il risultato del test e dovrebbero essere sospese circa 2-3 settimane prima di sottoporsi al patch test. La terapia con antistaminici, al contrario, non interferisce con il risultato del test è può essere mantenuta.

In caso di presenza di folta peluria sarà necessaria la rasatura preventiva del dorso nella zona in cui verrà applicato il patch test.

 

Come devo comportarmi dopo aver applicato il patch test?

È importante prestare attenzione affinché il supporto adesivo non si stacchi dalla cute. Il paziente non dovrà quindi bagnare la schiena e dovrà evitare per quanto possibile l’eccessiva sudorazione (astenersi da attività sportiva, lavori pesanti ed esposizione solare) poiché una volta bagnato il cerotto tende a staccarsi, rendendo impossibile la lettura. Il patch test non viene eseguito nei mesi estivi per ridurre questo tipo di inconvenienti.

Non dovranno essere indossati indumenti elastici/compressivi in corrispondenza dei cerotti, a tal proposito le donne dovranno tenere il reggiseno slacciato per le 24 ore successive all’applicazione del test.

E’ possibile, soprattutto trascorse 12-24 ore dall’inizio del test, che il paziente possa avvertire fastidio o prurito a livello del dorso; questo può essere dovuto alla reazione eczematosa che si viene a creare nel momento in cui si ha una reazione positiva ad una delle sostanze testate. Tale sintomatologia, comunque, è solitamente di modesta entità.

Prick test

Che cos’è il prick test?

Il prick test è lo strumento essenziale per la diagnosi delle reazioni d’ipersensibilità immediate, ovvero delle allergie a pollini e/o alimenti. Viene eseguito a livello ambulatoriale, in circa mezz’ora, ed è un test assolutamente non invasivo ed indolore. I pazienti affetti da rinite, asma, congiuntivite, dermatite atopica possono effettuare questo test per ricercare gli allergeni responsabili della comparsa dei loro sintomi cutanei e/o respiratori, al fine di applicare norme di prevenzione e attuare la terapia più adatta.

In cosa consiste il prick test?

Il test viene eseguito posizionando una goccia di un estratto allergenico (di tipo alimentare o inalante: polline, derivato degli acari della polvere o degli animali domestici, ecc.) sulla cute  del paziente. La cute della zona scelta per l’esecuzione del test è abitualmente la faccia volare degli avambracci oppure il dorso. Successivamente il medico va a pizzicare (“prickare”) la cute sottostante la goccia allergenica con una lancetta sterile (solitamente di plastica o acciaio). È necessario usare una lancetta sterile differente per ciascun allergene, per evitare la contaminazione tra estratti diversi. In questo modo l’allergene viene inoculato nello strato più superficiale della cute e può venire a contatto con le IgE presenti sulla superficie dei mastociti. Dopo circa 15-20 minuti di attesa, la cute viene esaminata per valutare eventuali reazioni positive ad uno o più allergeni, che si presentano come pomfi tondeggianti e rilevati, del diametro di alcuni millimetri, pruriginosi e contornati da eritema. I pomfi appaiono in tutto e per tutto analoghi a “punture di zanzara”. Per una migliore accuratezza diagnostica, oltre al prick test con allergeni (alimentari o inalanti), vengono eseguiti anche un controllo positivo ed uno negativo. Il controllo positivo, con istamina, serve per valutare la reattività cutanea e può risultare negativo (non reattivo) in caso di terapia con antistaminici o in altri casi di ipo-anergia della cute; in questi casi, il risultato del prick test non è attendibile. Il controllo negativo, che viene effettuato con soluzione salina o glicerina, serve per documentare eventuale iperreattività cutanea: anche in questo caso, se risulta positivo, il risultato del test non è attendibile. Il dermatologo, al termine della visita, fornirà al paziente la lista degli allergeni a cui è risultato positivo, le strategie per evitarli, e una terapia specifica.

Quali precauzioni sono necessarie prima di eseguire il prick test?

Costituiscono controindicazione all’effettuazione del prick test:

  • dermatite o orticaria in fase attiva
  • utilizzo di cortisonici, immunosoppressori ed antistaminici per via sistemica (orale o iniettiva) nelle precedenti 2 settimane; utilizzo di cortisonici, immunosoppressori ed antistaminici topici nei precedenti 7 giorni
  • gravidanza (essendo un test provocativo non dovrebbe essere eseguito in gravidanza)

Prima di sospendere autonomamente qualsiasi terapia antinfiammatoria o immunosoppressiva in corso è bene fare riferimento al proprio medico curante o al dermatologo.

Come devo comportarmi dopo aver eseguito il prick test?

In caso di positività ad una o più sostanze allergeniche si manifesterà la comparsa di prurito e/o eritema e/o edema in corrispondenza degli allergeni positivi. Tali complicanze possono essere favorevolmente risolte con l’applicazione locale di creme corticosteroidee.